Tutto ebbe inizio nella seconda metà del ‘700 quando Gaetano Cottone e Morso Principe di Castelnuovo decide di realizzare, nella Piana dei Colli, la residenza di famiglia.
E poiché è un uomo di poche pretese, realizza “un’umile dimora”, con un parco di dodici ettari coltivato ad uliveto e agrumeto, con viridarium, parterre, statue, fontane (tra le quali La Musica di Ignazio Morabitti), vasche e piante esotiche. Nello stesso giardino, giusto per restare in una dimensione di basso profilo, fa realizzare anche un teatro di “verzura” (il Teatro di Verdura, appunto), e, attigua, una piccola “casena”, cioè la casa vera e propria, questa, stranamente, a dimensioni umane, oggi sede della biglietteria e degli uffici del teatro.

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La storia di questo luogo ha una appendice, forse più gloriosa, con il figlio di Gaetano, Carlo Filippo Cottone e Cedronio Principe di Castelnuovo (che per nomi non si faceva mancare niente come il padre), che nel 1802 eredita la tenuta. Ve la raccontiamo più avanti, ed è davvero interessante, perchè, se avrete modo di visitare il Parco di Villa Castelnuovo, conoscendone l’origine, tutto Vi apparirà con una luce diversa.

Tornando al Teatro di ‘verzura’, la sua costruzione all’interno della residenza è presto detta.
La leggenda vorrebbe che il Principe fosse tanto melomane al punto da voler assaporare di persona personalmente le opere più innovative provenienti da tutta Europa. Si industriò quindi a costruire un teatro in piena regola dove ospitare le compagnie teatrali e organizzare dei veri e propri spettacoli, che estendeva a pochi amici, che con lui condividevano la passione per l’opera lirica.
Gli attuali 2,5 mila posti, che lo rendono il teatro più grande della città, non erano certi quelli pensati dal Principe, che anzi si dicesse fosse abbastanza solitario. La Casena – oggi l’ingresso del teatro -, è ornata da statue che si inquadrano nel gusto massonico che pervadeva il tempo. Molto suggestivo il piccolo giardino antistante le gradinate, una sorta di foyeur di particolare quiete, un luogo dove farsi prendere dalle serate estive e umide tipiche della città, gustando qualcosa negli intervalli degli spettacoli.
Il Teatro è diviso normalmente in due/tre settori, secondo la vicinanza dal palco. Buona parte dei posti sono numerati – ci si siede su comode poltroncine estive – mentre i più economici sono nelle tribune non numerate, che hanno comunque una buona visibilità.
L’audio è garantito da un sistema di amplificazione.

   

Chissà cosa avrebbe detto Carlo Cottone, anche lui Principe di Castelnuovo come il padre, dell’attuale destinazione di casa sua. Lui che, al contrario dell’illustre genitore, era una specie di pasionario dai grandi ideali, e al quale si deve l’appendice alla storia che vi avevamo promesso.
Carlo faceva parte di una cerchia di aristocratici illuminati che, animati da idee rivoluzionarie e progressiste, volevano riformare il Regno di Sicilia, e dotarlo di una carta costituzionale moderna. Le sue idee liberali gli costarono, nel luglio nel 1811, l’esilio a Favignana, che, tra tutti i posti in cui essere esiliato – nel mese di luglio – non era proprio uno dei peggiori.
Cambiato il vento e ottenuta la grazia, entrò a far parte del neonato Governo siciliano, riuscendo a farla approvare davvero quella Costituzione! I nobili siciliani, scavalcati e contrari alle idee “eccessivamente democratiche” sancite da quella Carta, pensarono bene di rivolgersi ai Borbone – che avallando l’istituzione di quel Governo avevano pensato, loro stessi, di allontanare … -, e il ritorno del re costrinse il nostro amico Principe a ritirarsi a vita privata, proprio nella ‘villetta’ di Viale del Fante.
Quello era, per la Sicilia, un periodo di grande fervore agricolo.
Cottone, che comunque restava l’uomo moderno e attivo che era stato nella vita pubblica, decise di realizzare all’interno della sua residenza un Istituto agrario con il compito di studiare e introdurre nuovi tipi di coltivazioni, più razionali e produttivi, anche tramite l’educazione dei figli dei contadini e dei giovani agricoltori. Era la prima volta che si metteva un giardino privato a disposizione della comunità per uno scopo sociale.
Per adattarlo alla nuova destinazione, nel parco venne realizzato un Ginnasio neoclassico di forma rettangolare, attraversato da un portico con otto colonne di stile dorico, che divenne la sede dell’Istituto e che oggi rappresenta per tutti Villa Castelnuovo. Vennero riorganizzati, secondo la moda dei tempi, gli edifici già esistenti e gli ingressi alla villa, che vennero ornati da statue allegoriche. Venne divisa la parte della casa e del teatro, che rimase nella disponibilità dei proprietari, dalla restante parte del Parco, che venne tutto destinato all’istituto, e risale a quell’epoca il restyling dell’ingresso della prima – oggi l’accesso al Teatro, nel quale apparvero satiri, piramidi gradinate e canopi egiziani.
Purtroppo Carlo Cottone morì prima di vedere il suo sogno realizzato. Ma l’Istituto agrario con convitto per i ragazzi disagiati gli sopravvisse per oltre un secolo. Oggi è retto da una opera pia, che fortunatamente lo preserva dalla speculazione edilizia.

Teatro di Verdura
Viale del Fante 70
PALERMO

source (part): article by Gabriella Insana on Rosalio.it
rosalio.it/2010/10/20/villa-castelnuovo-e-il-teatro-di-verdura/